VZArchitetti

PENSIERO

Questa sezione è dedicata a pensieri ed approfondimenti che vorremmo condividere con eventuali visitatori interessati ai temi dell'architettura, della progettazione in generale e delle nuove tecnologie ad esse connesse. Senza voler dare lezioni di stile nè inutili confronti, vorremmo rendervi partecipi delle nostre convinzioni, magari da ridiscutere assieme, in modo da avere e dare spunti e stimoli per nuovi approfondimenti personali.




Progettazione Architettonica

Non possiamo che partire dal significato che attribuiamo al termine progettare; tuttavia, essendo a nostro avviso un argomento di difficile trattazione, preferiamo iniziare dal suo opposto, ovvero individuando cosa non ci piace di quanto vediamo attorno a noi in ambito progettuale.

Sicuramente nella lista nera della cattiva progettazione vi è l'approccio superficiale al tema di progetto. Molto spesso si vedono interventi architettonici ed urbani nonché esiti di concorsi di progettazione affetti da una mancanza assoluta di analisi del contesto e di proprietà di linguaggio, i quali denotano una grave mancanza dei riferimenti di base nella composizione. Non è sicuramente necessario essere sempre aulici nei riferimenti, ma un'idea di base ed un principio generativo dell'opera ci sembrano necessari al fine di attribuire alla progettazione un valore. Purtroppo spesso e sempre più spesso assistiamo ad una totale mancanza di sostanza camuffata in fase realizzativa da materiali costosi o tecnologie che distolgono l'attenzione dalle gravi carenze di base.

Detto ciò, arriviamo a quello che secondo noi è l'approccio corretto. Innanzi tutto, la progettazione si deve basare su un principio generativo forte che dia una soluzione ad una necessità evidente (redazione di idoneo programma funzionale). In seconda istanza, la corretta procedura consiste in un'analisi approfondita del luogo che va dalle condizioni ambientali al contesto socio-economico ed ai riferimenti culturali locali, in modo da tracciare i limiti più esterni del campo d'azione. Se non definiamo preliminarmente questi bordi, rischiamo di operare in un campo non appropriato, andando probabilmente a minare il nostro progetto alla base, rendendolo un oggetto non ancorato saldamente alla logica che lo ha generato e che potrebbe essere mandato in crisi ripetutamente da chi cerca di approfondirne l'essenza. Proseguendo, troviamo i vincoli di tipo tecnico-realizzativo che hanno grandissima rilevanza sulla generazione della forma progettuale: è inutile concepire ad esempio un edificio in calcestruzzo e realizzarlo invece in acciaio nascondendone l'aspetto dietro pannellature giustapposte e puramente estetiche.

Da ciò che abbiamo scritto, speriamo risulti evidente come per noi la progettazione sia legata ad una "procedura" analitica in cui procedere per successive approssimazioni che tendono a limitare la libertà dell'architetto in modo da ridurre le scelte di tipo personale o ancora peggio legate al gusto estetico, appartenenti più ad un campo totalmente artistico che non al nostro...certo anche l'architettura ha una componente di tipo artistico che però non deve prevalere sulle altre (tecnica-scientifica): progettista e committente sono due figure che non coincidono quasi mai e l'utilizzo corretto delle risorse economiche (rilevanti) e la responsabilità nei confronti della comunità sono questioni che non possono essere lasciate in balia del "gusto personale".

Un ulteriore aspetto che pensiamo sia entrato in maniera determinante nella progettazione contemporanea è l'utilizzo dei mezzi informatici. Operiamo subito una distinzione per prendere le distanze dall'uso a nostro avviso che oggi ne viene fatto per generare forme "capricciose". Per noi, l'influenza di questo mezzo tecnologico è legata alla creazione del modello tridimensionale e cinematico che per la prima volta nella storia dell'uomo permette di concepire l'opera in quattro dimensioni (lo spazio in movimento).

Quindi, riassumendo, possiamo affermare che l'idea di base deve essere pensata dall'uomo per l'uomo, suffragata da dati oggettivi e verificata nel suo aspetto in tempo reale; questo processo deve essere reiterato numerose volte introducendo la componente decisionale dell'architetto insieme alla committenza, che di volta in volta scelgono tra le varie alternative quella che soddisfa i requisti e le aspettative contingenti.

È ovvio che una pagina web non possa riassumere in poche righe ciò che viene espresso da secoli in voluminosi tomi di carta stampata, ma abbiamo comunque voluto dare qualche indicazione sulle nostre convizioni e buone intenzioni.

Autore:VZA


Il Building Information Modeling

Cos'è il BIM e a cosa serve? Anche qui partire dall’esporre cosa non sia il BIM in quanto oggi, almeno nel nostro Paese, non è una tecnologia molto diffusa e ne viene fatto un utilizzo approssimativo da parte di utenti non troppo preparati.

Dunque, il BIM non è un programma di disegno 3D; il modello digitale, infatti, è solo una rappresentazione virtuale dell'aspetto volumetrico di un'opera. Per avere un modello 3D di un progetto basterebbe un semplice programma CAD, corredato al massimo da uno di rendering che elabori il modello applicando luci e materiali fotorealistici alla scena. Riprenderemo in seguito il tema del rendering come strumento per la progettazione; ma ora continuiamo col dire che il BIM non è nemmeno un più generico programma di disegno. Esso, infatti, non è affatto un software, ma un modello virtuale di dati legati ad una costruzione: Building Information Modelling. Ecco quindi che possiamo intuire come un software dedicato possa assistere il progettista o chi per lui nella gestione della commessa e quindi realizzare il sistema delle relazioni reali che esistono tra una costruzione ed il resto del mondo (progettista architettonico, progettista strutturale, progettista degli impianti, committente, imprese esecutrici, enti pubblici, enti gestori, ecc...).

Sostanzialmente il processo realizzativo di un progetto BIM consiste nella creazione di un "contenitore" gestito dal BIM manager che recepisce e distribuisce le informazioni specifiche legate alle singole figure professionali, verificandone continuamente la correttezza attraverso il modello virtuale. Questa operazione si traduce nell’elaborazione ad hoc per ogni progetto o standardizzata per una serie di progetti, di una struttura di dati organizzati e utilizzabili dalle rispettive figure professionali che estraggono le informazioni di proprio interesse.

È ormai noto che questa procedura azzera o quasi gli errori di progettazione legati alla mancata realizzazione di disegni specifici (sezioni di una determinata parte della costruzione) o errata computazione. Con la creazione del modello il dato spaziale è verificabile visivamente centimetro per centimetro e chi disegna è obbligato a non lasciare nulla di indefinito. In aggiunta, la computazione di superfici, volumi, o parametri ad essi proporzionali, non possono essere diversi da quelli reali perché ciò che vediamo è ciò che stiamo computando, i dati sono attributi di un oggetto visibile. Facciamo un esempio teorico semplice e diverso dall'ambito delle costruzioni: prendiamo una mela e cominciamo a descriverla attraverso una parte di testo e delle foto. Nella parte testuale potremmo andare a trascrivere il colore della buccia, il giorno in cui è stata colta, il giorno in cui è stata comprata, da chi, in che negozio, la regione di coltivazione, la percentuale di acqua nella polpa e via dicendo. Poi attraverso una raccolta di fotografie potremmo illustrarne gli aspetti estetici. A questo punto potremmo dare copia del materiale ad un nutrizionista e ad un fruttivendolo e chiedere loro di selezionare le informazioni per loro rilevanti per descriverci la mela attraverso un collage… le due interpretazioni sarebbero molto differenti tra loro e se decidessimo di interpellare il coltivatore o un produttore di marmellate, ci darebbero risultati ancora diversi. Il punto è che ciascuno potrebbe analizzare i dati che ritiene più opportuni alla branca di propria competenza e restituirci una lettura più attenta di quell'aspetto, ma la mela rimarrebbe sempre una sola.

A questo punto, quindi, possiamo affermare che un software BIM ( ad esempio Archicad, Revit, Allplan, ecc...) mette a disposizione una serie di database (raccolte di dati) che hanno un riscontro visivo e che sono tutti collegati assieme in modo da permetterci di descrivere un progetto in modo reale. Più il progetto viene approfondito e più sono le informazioni che contiene, avvicinandosi alla realtà che è per sua natura complessa. Ma quando il progetto viene compiutamente realizzato, il BIM termina la propria funzione? La risposta corretta sarebbe "assolutamente no" in quanto è evidente che aggiornare il modello con i dati reali rappresenta un investimento per la gestione dell'immobile: con un impegno minimo è possibile ottenere una raccolta di dati che permette costantemente di generare simulazioni di costo, manutenzione, trasformazione ecc... È evidente che in edifici pubblici o gestiti da enti e di dimensioni notevoli la questione è indiscutibilmente vantaggiosa; per piccoli edifici, vale la pena comunque mantenere aggiornati i file anche se i vantaggi saranno sicuramente meno evidenti. In ogni caso, la montagna di dati immessi nel modello sono un patrimonio di valore intimamente connesso alla costruzione.

Per gli architetti come noi il vantaggio principale di questa procedura è la possibilità di rappresentare le proprie idee nelle modalità grafiche più idonee a comunicarle ai committenti o allo staff.

Quando conviene realizzare un progetto BIM e quando disegni canonici 2D? Conviene sempre realizzare il BIM in quanto esso rappresenta una vera e propria "assicurazione sulla vita" per i progettisti. Nella fase iniziale di impostazione del modello potrebbe sembrare poco conveniente investire il proprio tempo in tale operazione per opere di poco conto, ma subito in fase di esposizione del progetto la questione cambia: non è sempre facile far capire ai committenti le potenzialità del progetto attraverso una pianta e una sezione...in un tour virtuale non serve immaginarsi nulla e un committente non convinto o confuso potrebbe rallentare la pianificazione e l’esecuzione dei lavori chiedendo variazioni successive alla fase ideativa per mancanza di comprensione o difficoltà di visualizzazione.

In precedenza abbiamo parlato del rendering, che non è altro che è la rappresentazione fotorealistica del progetto. Il BIM fornisce il modello 3D come risultato della descrizione dei dati spaziali ed il rendering come dato in uscita dell'associazione tra quello appena descritto e le proprietà del materiale associate ai singoli elementi (muri, vetrate, ecc…); anche in questo caso, quindi, il rendering noon è altro che una delle possibili rappresentazioni dei dati. Il rendering quindi assume valore progettuale in quanto momento di verifica sulla corretta illuminazione e percezione degli spazi; è necessario utilizzare valori delle proprietà fisiche dei materiali verosimili per testare l’efficacia delle proposte. Barare sulle fonti luminose o attraverso il fotoritocco non è utile ai progettisti che rischiano in tal modo di comunicare risultati non reali e soprattutto perdono l'occasione di attuare una buona progettazione.

La qualità del progetto oggi è legata intimamente all'utilizzo dei mezzi informatici che, però, devono essere gestiti da persone competenti che si avvalgono della tecnologia senza esserne succubi.

Autore:VZA


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